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La Progettazione Universale

L'informatica, le telecomunicazioni e i nuovi media che stanno portando allo sviluppo della Società dell'Informazione, hanno da un lato offerto nuove importanti possibilità d'integrazione sociale per persone non in possesso di tutte le abilità considerate “normali”, cioè disponibili al cittadino medio, ma hanno anche posto nuovi problemi di accessibilità.

L'approccio fondamentale degli interventi per garantire l'accessibilità è stato, tradizionalmente, quello di adattare le apparecchiature (calcolatori, terminali) progettate per il mercato generale (e quindi basate sulle specifiche del convenzionale utente medio) all'uso da parte di classi diverse di persone disabili, attraverso l'uso di prodotti della tecnologia riabilitativa o assistiva (assistive technology). Questo è stato effettuato con modifiche del software, l'uso di periferiche speciali, l'uso combinato di programmi speciali e periferiche d'interazione.

Tale metodologia ha due limitazioni essenziali. La prima è che gli adattamenti sono normalmente resi disponibili quando una tecnologia è matura e richiedono un continuo aggiornamento con notevoli costi economici e dolorosi impatti sociali. La seconda è che quando i sistemi sono progettati utilizzando metafore d'interazione ottimizzate per essere efficienti utilizzando alcune abilità (ad esempio la possibilità di manipolare in modo diretto oggetti grafici presentati sullo schermo), qualsiasi adattamento per persone che non hanno una capacità di manipolazione fine degli oggetti o che non sono in grado di vedere gli oggetti da manipolare risulta sub-ottimo rispetto ad interazione progettate specificamente per le abilità residue di tali utenti.

Per questo, anche sulla base di attività e successi ottenuti nell'ambito dell'architettura e del design industriale, si è cominciato ad agitare prima a livello di ricerca e quindi a quello generale l'idea che si dovesse superare il concetto di progettare per l'utente medio adattando successivamente i prodotti per utenti al di fuori della media, ma si dovesse invece progettare tenendo in conto le abilità e preferenze di tutti i potenziali utenti. Tale approccio ha preso nomi diversi: “design for all” in Europa, “Universal design” negli Stati Uniti, “Inclusive Design” in alcuni ambienti della riabilitazione. In Italia normalmente ci si riferisce all'approccio col nome “progettazione universale”.

Accettato il concetto generale, in realtà già chiarito nell'ambito dell'architettura, il problema aperto è quindi quello di individuare una metodologia applicabile nell'affrontare i problemi di accessibilità alla Società dell'Informazione. La prima domanda da porsi in questa indagine è: cos'è in realtà la Società dell'informazione? Purtroppo al momento non esiste una risposta univoca a tale domanda. Si fa l'ipotesi generale che la società evolva verso la proliferazione di sistemi computazionali che integrano un insieme diapparecchi interattivi collegati in rete ed integrati in un contesto fisico (sia negli spazi aperti che chiusi) per fornire supporto ad una quantità di attività mediate dalla tecnologia e accesso ad una moltitudine di servizi ed applicazioni.Tali sistemi presuppongono la distribuzione di calcolatori e reti nell'ambiente fisico e si prevede che esibiscano un comportamento di crescente “intelligenza” e sensibilità al contesto d'uso. Una descrizione delle linee previste di sviluppo tecnologico può essere trovata nel documento ISTAG (Information Society Advisory Group), che sta alla base delle elaborazioni della sezione sulla Società dell'Informazione del VI Programma Quadro di Ricerca Comunitario. In tale documento si offre una visione della Società dell'Informazione come un ambiente intelligente (Ambient Intelligence - AmI):

Il concetto di intelligenza ambientale (Ambient Intelligence - AmI) fornisce una visione della Società dell'Informazione nella quale l'enfasi è posta su una maggiore amichevolezza verso l'utente, un più efficiente supporto ai servizi, un arricchimento dell'utente, e un accresciuto supporto alle interazioni umane. Le persone sono circondata da interfacce intelligenti ed intuitive che sono integrate in ogni specie di oggetto e da un ambiente che è capace di riconoscere e di rispondere alla presenza di individui diversi in modo fluido, non invadente e spesso invisibile. (estratto dal rapporto ISTAG su “Scenarios for Ambient Intelligence in 2010”)[nota 3]

Un ambiente AmI in rapporto alle sue relazioni con gli utenti che lo utilizzano può essere caratterizzato in termini di alcune richieste generali di progetto, quali quello di essere non invadente (nell'ambiente esistono molti apparecchi distribuiti ed invisibili, che non si intromettono a livello cosciente, a meno che non ci servano), di essere personalizzato (il comportamento può essere adattato alle necessità e l'ambiente può riconoscere l'utente), adattivo (il comportamento può cambiare in risposta alle azioni dell'utente e dell'ambiente), e predittivo (l'ambienteè in grado di prevedere le richieste dell'utente e del contesto d'uso senza un intervento cosciente).

Anche se non è ancora chiaro come questa nuova Società dell'Informazione verrà realizzata, alcune tendenze generali stanno emergendo, quali le seguenti:

  • Non esistono servizi chiaramente predefiniti: i servizi sono configurati in tempo reale per venire incontro a bisogni diversi in diversi contesti d'uso;
  • Non c'è una chiara distinzione tra comunicazione interpersonale e accesso all'informazione: differenti componenti, usando media diversi, sono interconnessi per permettere una libera integrazione di queste funzioni;
  • I servizi sono altamente interattivi;
  • La maggior parte dei servizi sono multimediali;
  • L'interazione è multimodale, cioè vengono usate differenti abilità motorie e sensoriali;
  • La cooperazione è un nuovo ed importante aspetto; cioè comunicazione e accesso all'informazione sono congiuntamente usate per risolvere i problemi comuni in modo cooperativo. Inoltre la cooperazione può essere tra esseri umani o tra rappresentanti degli utenti (agenti, avatar), ai quali possono essere assegnati vari livelli di fiducia;
  • I contesti d'uso sono più variati dei servizi correnti, e diventano più importanti;
  • L'accesso all'informazione e le comunicazioni non sono più compiti di un individuo o un contatto tra due persone, rispettivamente, ma si estendono a comunità di utenti, che hanno a loro disposizione spazi comuni (talvolta virtuali) nei quali interagire;

Questa evoluzione offrirà probabilmente nuove possibilità d'integrazione, ma, allo stesso tempo anche nuove sfide per l'accesso a prodotti basati sul calcolatore e ai servizi da parte di persone disabili. Purtroppo i problemi d'accessibilità non sono ancora ben definiti, perché le linee future di sviluppo della società dell'informazione sono ancora aperte con riferimento:

  • al tipo di tecnologie (e combinazione di tecnologie) che saranno utilizzate per realizzare il nuovo ambiente intelligente;
  • al tipo e la natura delle nuove applicazioni e servizi che emergeranno;
  • ai contesti d'uso ai quali si estenderà la Società dell'Informazione;
  • alle strategie messe in atto per estendere l'utilizzo a tutti gli utenti potenziali.

Tuttavia quello che appare sempre più chiaro è che l'accessibilità e l'usabilità di un tale ambiente complesso da parte di utenti con caratteristiche e richieste diverse non possono essere ottenute con soluzioni ad hoc quando le componenti principali del nuovo ambiente sono state dispiegate nella società. Invece, sono necessari approcci proattivi, basati ad esempio sul Progetto Universale.

Come osservato precedentemente, il concetto di progetto universale non è nuovo, essendo stato sviluppato decenni fa in campo architettonico, dove indicava, letteralmente, lo sforzo di progettare edifici e spazi pubblici accessibili a tutti (principalmente tenendo conto delle persone che si muovono su una sedia a rotelle). Nel caso dei problemi posti dalla società dell'informazione, nonostante che la necessità e i vantaggi di un tale approccio facciano ormai parte anche del linguaggio politico non solo in Europa, come si può capire leggendo la documentazione di riferimento dell'iniziativa “e-Europe[nota 4],ma anche negli Stati Uniti, dove tali concetti sono stati recepiti anche a livello di legislazione, esistono attualmente notevoli barriere tecniche da superare. Nel caso della società dell'informazione l'uso di questo approccio non è solo un fatto di volontà politica, ma anche di fattibilità tecnica.

Considerando, per esempio, le interazioni con sistemi informatici, non è pensabile che una stessa interfaccia possa essere utilizzata in ogni applicazione (dal controllo di un elettrodomestico ad una interazione multimediale complessa in ambiente Internet) e da qualsiasi utente. Quindi, mentre è necessario cercare di armonizzare i singoli ambiti applicativi (appare irragionevole, per esempio, che i videoregistratori abbiano interfacce largamente differenti fra di loro), bisogna, allo stesso tempo, garantire interfacce di complessità scalabile e la personalizzazione delle interazioni alle preferenze degli utenti. Da un punto di vista concettuale le strade su cui è possibile muoversi sono:

  • la semplificazione delle interazioni, basata sul concetto che la complessità dei sistemi deve essere aumentata a livello non visibile all'utente, riportando le interazioni a metafore conosciute.
  • l'introduzione, come parte dell'accresciuta complessità, di un'intelligenza sufficiente per rendere i sistemi adattabili in modo automatico o semiautomatico alle caratteristiche degli utenti e al contesto d'uso e adattivi al modo in cui sono utilizzati.

L'uso di tali concetti, che hanno come base non l'analisi delle necessità dell'utente medio ma quelli di tutti i potenziali utenti, renderebbe possibile la produzione di una tecnologia direttamente usabile dalla maggior parte di essi. Ovviamente tali considerazioni si applicano non solo alle interazioni e quindi alle interfacce utente/sistema informatico, ma anche alle modalità di presentazione dell'informazione e alla loro strutturazione

Riassumendo, nella Società dell'Informazione, concepita come un ambiente intelligente nel quale le persone sono circondate da interfacce intelligenti ed intuitive in tutti gli oggetti, una definizione di progetto universale può essere la seguente:

“Progetto Universale è l'approccio in accordo al quale i sistemi, i servizi e le applicazioni non sono progettate per essere gli stessi per tutti gli utenti, ma per essere abbastanza intelligenti da adattarsi alle richieste degli utenti potenziali o, quando ciò non sia possibile o troppo costoso, da permettere un facile interfacciamento con adattamenti speciali.”

 


Nota 3http://www.hltcentral.org/usr_docs/ISTAG-Final.pdf [torna]

Nota 4http://europa.eu.int/comm/information_society/eeurope/ index_en.htm [torna]



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