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Il Disegno di Legge governativo n. 3978

Relazione tecnica

(Articolo 11-ter, comma 2, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni).

 

Il disegno di legge non presenta oneri finanziari.

L'articolo 1 indica le generali finalità del provvedimento; l'articolo 2 reca le definizioni di accessibilità e di tecnologie assistive necessarie per la comprensione del testo; l'articolo 3 determina i limiti di applicabilità delle disposizioni concernenti gli obblighi di accessibilità: è evidente che da queste prime disposizioni non discendono spese.

Un'attenta disamina va dedicata all'articolo 4, concernente obblighi per le pubbliche amministrazioni statali.

I commi 2 e 3 non determinano oneri: essi individuano tipologie di beni e servizi informatici che le pubbliche amministrazioni devono procurarsi sul mercato, limitandosi, così, ad orientare la stessa pubblica amministrazione nella scelta, ferme restando, naturalmente, le disponibilità finanziarie destinate, nei rispettivi bilanci, all'acquisizione dei predetti beni strumentali.

In sostanza, quindi, non si impone alle pubbliche amministrazioni di procedere a nuovi e specifici acquisti e spese, ma si orienta l'acquisto su determinate tipologie di prodotto se e quando la pubblica amministrazione, con le risorse comunque disponibili, decida di procedere.

Va peraltro sottolineato che le tecnologie volte a consentire l'accessibilità informatica sono già esistenti e disponibili sul mercato e non implicano apprezzabili aumenti dei costi dei prodotti informatici.

Valga come esempio il mercato USA, dove i fornitori di prodotti e di servizi informatici della pubblica amministrazione sono da tempo tenuti a garantire livelli prestabiliti di accessibilità, come richiesto dalla cosiddetta « sezione 508 », cioè la legge che introduce la sezione 508 nel Rehabilitation Act del 1973; si è constatato che il tenere conto delle barriere informatiche sin dalla fase progettuale non ha comportato un apprezzabile incremento dei costi.

Analoghe considerazioni vanno svolte per i commi 4 e 5 dell'articolo 4 del disegno di legge: in tale caso si prevede un criterio preferenziale per l'erogazione di contributi pubblici, nei limiti delle risorse finanziarie comunque già destinate a tali fini, non creando nessun tipo di nuovo beneficio o di aumento degli oneri preesistenti.

Circa il comma 6 va precisato anzitutto che la norma ha una valenza programmatica, volta ad orientare verso prodotti informatici accessibili l'approntamento dei posti di lavoro dei disabili; in secondo luogo va ribadito che i prodotti informatici, ab origine progettati e realizzati per essere accessibili, non presentano, in genere, costi apprezzabilmente diversi da quelli normali, proprio per la segnalata esistenza ed ampia diffusione delle tecnologie per l'accessibilità. Va infine sottolineato che l'ipotetica edeventuale maggiore spesa, che potrebbe forse verificarsi solo in casi particolarissimi (comunque modestissima e non apprezzabile sul piano dell'impatto finanziario complessivo sui capitoli di spesa destinati all'acquisto di beni strumentali) sarebbe ampiamente compensata dalla maggiore produttività del lavoratore disabile, posto in condizione di poter operare in modo ottimale.

Dunque non appare corretto ritenere che dalla disposizione derivino oneri.

Si tenga inoltre conto che l'uso diffuso delle nuove tecnologie ha spesso rivoluzionato la tradizionale organizzazione del lavoro anche nella pubblica amministrazione: basti ricordare l'automatizzazione dei centralini che, riducendo il fabbisogno di operatori già in ruolo nelle amministrazioni, ha di fatto reso disponibile molto personale non-vedente proficuamente impiegabile solo grazie a prodotti accessibili.

Ne consegue che, senza tener conto dei pur evidenti aspetti motivazionali e sociali, in quanto difficilmente monetizzabili, il comma 6 comporta, su un piano generale, vantaggi economici e non oneri.

Peraltro, sempre a proposito della disposizione recata dal comma 6 dell'articolo 4, va sottolineato che la disposizione si riferisce a mansioni lavorative che già di per sé richiedono l'utilizzazione dei sistemi informatici: anche per tale motivo non si ritiene che l'attuazione del comma comporti spesa aggiuntiva. In altri termini, l'amministrazione, se ritiene che l'adeguamento del posto di lavoro comporti una spesa aggiuntiva non sopportabile, ha sempre l'opzione di trasferire il dipendente disabile, assegnandogli mansioni lavorative equivalenti ma che non richiedono l'utilizzazione di sistemi informatici. Né sarebbe fondata l'eventuale obiezione che tali mansioni potrebbero non esistere: sia nel caso di assunzioni tramite collocamento obbligatorio sia (a maggior ragione) nel caso di assunzioni di altro tipo, la normativa già vigente dà per scontato che il dipendente disabile debba svolgere una attività lavorativa « reale » ovvero concretamente produttiva. In effetti la disposizione in argomento è semplicemente esplicativa di un obbligo già implicitamente recato dalla normativa vigente.

Neanche l'articolo 5 determina oneri: infatti la dotazione del fondo di cui all'articolo 13, comma 1, lettera c), della legge n. 68 del 1999, non deve essere in alcun modo modificata in conseguenza della disposizione.

In merito alle funzioni svolte dal Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie ai sensi degli articoli 6 e 7, anche per mezzo dell'istituenda Agenzia nazionale per l'innovazione tecnologica, si rileva che la struttura e le dotazioni strumentali e di personale del Dipartimento e della futura Agenzia appaiono perfettamente idonee a fare fronte a tali attività senza alcun incremento di spesa o di dotazioni di qualsiasi tipo: anche in questo caso, dunque, dalle norme in parola non discendono oneri finanziari, neanche indiretti.

Gli articoli da 8 a 10 non recano disposizioni idonee a generare oneri.

Per le suesposte ragioni, in assenza di oneri, il disegno di legge non reca disposizioni di copertura finanziaria.

 



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