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Lavori della IX Commissione della Camera dei Deputati

Giovedì 19 giugno 2003

 

SEDE REFERENTE

Giovedì 19 giugno 2003. - Presidenza del presidente Paolo ROMANI. - Intervengono il viceministro delle infrastrutture e dei trasporti Mario Tassone ed il ministro per l'innovazione e le tecnologie Lucio Stanca.

 

 

Disposizioni per favorire l'accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici.

C. 3978 Governo, C. 232 Piscitello, C. 494 Bono, C. 2950 Jannone, C. 3486 Campa e C. 3713 Labate.

 

(Esame e rinvio).

La Commissione inizia l'esame.

Paolo ROMANI, presidente, avverte che il Presidente della Camera ha inviato la seguente lettera:

«Onorevole Presidente,

è stata assegnata alla Commissione da lei presieduta, in sede referente, la proposta di legge Lusetti ed altri C. 3862, recante disposizioni per la diffusione di tecnologie informatiche finalizzate a favorire l'inserimento dei disabili nei luoghi di lavoro.

Al riguardo, richiamo la sua attenzione sulla predetta proposta, nella parte in cui reca modifiche alla disciplina stabilita dalla legge n. 222 del 1985, in tema di destinazione della quota di spettanza statale dell'otto per mille del gettito IRPEF.

Ricordo infatti che la citata legge n. 222 del 1985 ha dato esecuzione al Protocollo del 15 novembre 1984, ratificato con legge 20 maggio 1985, n. 206, recante la disciplina in materia di enti, beni ecclesiastici e connessi impegni finanziari dello Stato concordata tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica ai sensi dell'articolo 7, comma 6, dell'Accordo del 18 febbraio 1984, che ha apportato modificazioni al Concordato lateranense del 1929. Pertanto, la modifica di tale disciplina appare suscettibile di incidere sul sistema di regolazione dei rapporti tra la Repubblica italiana e la Chiesa cattolica, di cui all'articolo 7 della Costituzione, che detta uno speciale regime per le modificazioni della disciplina concordataria.

Dato il particolare rilievo rivestito dalla questione, desidero invitarla a rappresentare alla Commissione da lei presieduta, qualora intenda avviare l'esame del progetto di legge, l'esigenza di tenere conto delle problematiche ad esso connesse, svolgendo gli opportuni approfondimenti istruttori, con particolare riferimento all'acquisizione delle valutazioni del Governo circa la compatibilità della disciplina proposta con il sistema pattizio che regola i rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica».

Paolo RICCIOTTI (FI), relatore, rileva come i provvedimenti abbinati all'esame della Commissione in materia di disposizioni per favorire l'accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici siano sette, uno dei quali (A.C. 3978) di iniziativa governativa.

Il disegno di legge C. 3978 si compone di 10 articoli e, secondo quanto si evince dalla lettura della relazione illustrativa, si propone di «favorire l'accesso dei disabili agli strumenti informatici, evitando che le nuove tecnologie determinino forme di emarginazione forse ancora più pericolose di quelle tradizionali ed anzi promuovendo l'uso delle medesime come fattore abilitante e di superamento delle disabilità e delle esclusioni».

Il provvedimento si inserisce, altresì, nel quadro delle iniziative adottate in proposito dall'Unione europea. Ricorda, infatti, che il 2003 è stato proclamato dall'Unione «Anno europeo del disabile» e che il 12 maggio 2000 la Commissione ha indirizzato - al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni - la comunicazione COM(2000)284 «Verso un'Europa senza ostacoli per i disabili».

Secondo quanto disposto dall'articolo 1, tra gli obiettivi e le finalità del disegno di legge vi sono la promozione dell'accesso dei disabili, in condizioni di pari opportunità, alle risorse informatiche e ai servizi telematici e la garanzia, in particolare, del loro accesso alle risorse e ai servizi della pubblica amministrazione statale. L'articolo 2 reca le definizioni di «accessibilità» e di «tecnologie assistive». Con la prima espressione si intende la capacità dei sistemi informatici di erogare servizi e di fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di soggetti disabili; con la seconda espressione si fa riferimento agli strumenti ed alle soluzioni tecniche (sia hardware che software) che permettono al disabile di accedere alle informazioni e ai servizi erogati dai sistemi informatici.

L'articolo 3, nel definire i limiti di applicabilità della disciplina recata dal provvedimento, precisa che le disposizioni ivi previste in materia di obblighi di accessibilità non si applicano quando i disabili non siano fruitori delle risorse informatiche e dei servizi telematici in conseguenza delle finalità alle quali le risorse e i servizi stessi sono destinati. Al riguardo, nella relazione illustrativa si osserva che sarebbe irragionevole pretendere l'accessibilità indiscriminata di tutti i programmi informatici, atteso che alcuni di essi (si pensi a quelli impiegati per l'addestramento al volo dei piloti di aereo) sono, al contrario, destinati proprio ad una utenza selezionata in relazione alla capacità di superare talune difficoltà.

L'articolo 4 reca alcune disposizioni riguardanti gli obblighi specifici posti in capo alle pubbliche amministrazioni statali. In particolare, il comma 1 individua i soggetti destinatari degli obblighi, affiancando alle pubbliche amministrazioni statali in senso stretto i soggetti che erogano pubblici servizi. Il comma 2 impone di prendere adeguatamente in considerazione le caratteristiche della accessibilità, in tutte le procedure per l'acquisto di beni e per la fornitura di servizi informatici. Il successivo comma 3 prevede, inoltre, che le amministrazioni pubbliche non possano stipulare contratti per la realizzazione e la modifica di siti INTERNET senza prevedere che i siti rispettino i requisiti di accessibilità definiti con apposito decreto. Il contratto stipulato in difetto di tale previsione si intende integrato con una clausola recante l'obbligo del rispetto dei predetti requisiti, senza oneri aggiuntivi per l'amministrazione stipulante. Fermo restando i limiti di accessibilità di cui al citato articolo 3, viene infine dichiarata nulla ogni clausola contraria o limitativa del suddetto principio. I commi 4 e 5 riguardano la concessione di contributi pubblici statali a soggetti privati per l'acquisto di risorse e di servizi informatici. A fini dell'ottenimento di tali contributi, il comma 4 attribuisce valore preferenziale al possesso dei requisiti di accessibilità, mentre il comma 5 considera tale possesso un requisito obbligatorio, qualora i contributi medesimi siano destinati all'utilizzo da parte di lavoratori disabili, anche per la predisposizione di postazioni di telelavoro. Il comma 6 stabilisce che, per consentire l'esercizio di mansioni lavorative che richiedono l'utilizzazione di sistemi informatici, le pubbliche amministrazioni pongono a disposizione del dipendente disabile la strumentazione hardware e software adeguata alla specifica disabilità, anche in caso di telelavoro.

L'articolo 5 reca una novella dell'articolo 10 della legge n. 68 del 1999 («norme per il diritto al lavoro dei disabili»), volta a precisare che il datore di lavoro privato deve mettere a disposizione del lavoratore disabile la strumentazione hardware e software adeguata alla specifica disabilità, in relazione alle mansioni effettivamente svolte e può beneficiare dei rimborsi previsti dall'articolo 13, comma 1, lettera c), della medesima legge. L'articolo 6 consente ai privati di richiedere una verifica dell'accessibilità dei propri siti INTERNET o del materiale informatico da essi prodotto o distribuito da parte della pubblica amministrazione. L'esito di tale verifica può essere reso noto secondo le modalità definite con apposito regolamento.

L'articolo 7, comma 1, attribuisce alla Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie importanti competenze in materia, tra le quali segnala, in particolare, le funzioni di vigilanza (lettera a)), di indirizzo (lettera b) e c)), di promozione (lettera d), e) e f)) e di programmazione (lettera g)). L'articolo 8 prevede che le problematiche della accessibilità siano inserite tra le materie di studio a carattere fondamentale, nell'ambito delle attività di formazione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Ai sensi dell'articolo 9, il Presidente del Consiglio dei ministri o, su sua delega, il Ministro per l'innovazione e le tecnologie è autorizzato ad emanare un decreto per la fissazione delle norme tecniche. L'articolo 10 prevede, infine, l'emanazione di un regolamento governativo di attuazione, diretto a disciplinare le modalità con cui può essere reso noto il possesso del requisito della accessibilità e i controlli esercitabili sugli operatori che abbiano reso nota l'accessibilità del proprio sito. Sulla base della disciplina introdotta con il citato regolamento, sarà pertanto possibile per i responsabili del sito o del prodotto informatico che abbiano superato le necessarie verifiche fregiarsi del cosiddetto «bollino blu» ovvero di un attestato di qualità, che potrà essere sfruttato anche a fini di promozione dell'immagine.

Le proposte di legge di identico tenore C. 232 Piscitello e C. 494 Bono - recanti «disposizioni per consentire l'accesso ad Internet ai soggetti portatori di handicap» - si compongono di quattro articoli. In particolare, l'articolo 1 sancisce il diritto di accesso a tutte le fonti di informazione, qualunque sia la loro natura, da parte di tutti i cittadini ed, in particolare, il diritto all'accesso ad Internet ai cittadini portatori di handicap. L'articolo 2 attribuisce al Presidente del Consiglio dei ministri, sentiti i Ministri delle comunicazioni e per la funzione pubblica, il compito di stabilire con apposito decreto, le modalità con le quali rendere effettivo l'accesso ad INTERNET dei siti appartenenti alla pubblica amministrazione da parte di tutti i portatori di handicap. L'articolo 3 prevede un credito d'imposta in favore dei fornitori di servizi Internet che, senza aggravio delle tariffe vigenti, procedano all'adozione delle tecnologie necessarie a garantire il diritto di accesso ai portatori di handicap, mentre l'articolo 4 reca la conseguente copertura finanziaria.

La proposta di legge C. 2950 Jannone - recante «disposizioni per consentire l'accesso ai siti Internet della pubblica amministrazione ai soggetti portatori di handicap» - si compone di un articolo unico che prevede l'obbligo per le pubbliche amministrazioni di dotare i propri siti Internet del sistema di navigazione omologato WAI (web accessibility initiative).

La proposta di legge C. 3486 Campa reca «norme per il diritto di accesso ai servizi e alle risorse telematiche pubbliche e di pubblica utilità da parte dei cittadini diversamente abili» e consta di otto articoli. L'articolo 1, comma 1, sancisce i diritto dei cittadini di accedere a tutti i servizi e, in particolare, a quelli che si articolano attraverso strumenti telematici e multimediali. Il successivo comma 2 tutela e garantisce un analogo diritto anche ai cittadini diversamente abili con riferimento alla pubblica amministrazione ed ai servizi di pubblica utilità, in ottemperanza al principio di uguaglianza di cui all'articolo 3 della Costituzione e secondo il principio di universalità di accesso al web definito nelle linee guida per l'accessibilità ai contenuti del web del Consorzio mondiale del web (W3C). L'articolo 2 reca la definizione di «servizi e risorse telematiche pubbliche» (comma 1) e di «servizi e risorse telematiche di pubblica utilità» (comma 2), definendo altresì il relativo ambito di applicazione (comma 3). Viene inoltre ribadito il principio secondo cui tutti i servizi telematici forniti dai soggetti indicati ai commi 1 e 3 devono essere accessibili anche ai cittadini diversamente abili, con garanzia di accesso ai documenti ed ai servizi tramite la rete INTERNET (comma 4). L'articolo 3 reca disposizioni volte a garantire la piena accessibilità dei siti web e prescrive, tra l'altro, l'applicazione di specifiche raccomandazioni definite dal Consorzio mondiale del web (W3C) (comma 3). Ai sensi dell'articolo 4, il lavoratore diversamente abile deve poter operare con tecnologie telematiche, attraverso l'ausilio di tecnologie assistite, compatibilmente con il tipo di patologia e con il grado della disabilità. È altresì garantita, a determinate condizioni, la possibilità di integrazione dei dipendenti diversamente abili nel processo di sviluppo dei servizi telematici.

L'articolo 5 attribuisce al Ministro per l'innovazione e le tecnologie, di concerto con il Ministro per la funzione pubblica, il compito di procede periodicamente alla verifica della corretta applicazione della disciplina recata dal provvedimento. L'articolo 6 prevede misure di agevolazione fiscale in favore delle aziende di pubblica utilità che nel corso dell'anno 2003 adeguino i propri servizi telematici per migliorarne l'accessibilità da parte dei cittadini diversamente abili, mentre l'articolo 7 reca disposizioni di carattere sanzionatorio. La copertura finanziaria degli oneri derivanti dall'attuazione del provvedimento è prevista dall'articolo 8.

La proposta di legge C. 3713 Labate reca «disposizioni in materia di diritto di accesso ai servizi e alle risorse informatiche pubbliche per i cittadini diversamente abili» e consta di 12 articoli. Anche tale proposta sancisce, all'articolo 1, il diritto di accesso alle risorse informatiche e ai servizi di pubblica utilità telematici e multimediali erogati direttamente o indirettamente dalla pubblica amministrazione e definisce, all'articolo 2, l'ambito soggettivo di applicazione della disciplina ivi prevista. L'articolo 3 contiene un dettagliato elenco di principi generali ai quali deve uniformarsi qualsiasi attività di progettazione, di allestimento e di gestione di siti, di banche dati e di servizi info-telematici posta in essere dai soggetti di cui all'articolo 2. L'articolo 4 prevede che, al fine di assicurare l'accessibilità ai portali e alle pagine web, i soggetti erogatori - in conformità alle linee guida sull'accessibilità dei contenuti, previste nella raccomandazione del 5 maggio 1999 del World Web Consortium (W3C) - formulino apposite linee guida sulla base di taluni criteri, specificamente elencati dal comma 1.

Ulteriori prescrizioni a carico dei soggetti erogatori sono riportate all'articolo 5. Tale disposizioni prevede, infatti, l'obbligo per i suddetti soggetti di garantire, nella erogazione di servizi per via telematica, e su supporti digitali e multimediali, l'accesso ai contenuti testuali, fornendo comunque una versione alternativa priva di riferimenti a elementi di presentazione, tenendo conto dell'ampia fruibilità e privilegiando l'uso di dispositivi di accesso seriali quali, in particolare, i dispositivi vocali e in braille utilizzati dai non vedenti (comma 1). Il comma 2 del medesimo articolo specifica in maggiore dettaglio i contenuti cui si applica tale disciplina.

L'articolo 6 individua l'ulteriore materiale (formativo, informativo e didattico) e le pubblicazioni telematiche cui si applicano le disposizioni del provvedimento (comma 1). Viene altresì disposto che le convenzioni stipulate tra il Ministero dell'istruzione e le associazioni di editori per la fornitura di libri alle biblioteche scolastiche devono prevedere, tra l'altro, la fornitura di copie su supporto digitale degli strumenti didattici fondamentali, accessibili agli alunni diversamente abili e agli insegnanti di sostegno (comma 2). L'articolo 7 reca disposizioni in materia di accessibilità alle banche dati, mentre l'articolo 8 prevede alcune misure di sostegno ai lavoratori diversamente abili, finalizzate, tra l'altro, anche allo sviluppo del telelavoro.

Secondo quanto stabilito dall'articolo 9, i principi definiti dal provvedimento devono essere considerati anche dai programmi di formazione professionale attuati dai soggetti erogatori e rivolti al personale informatico o aventi per oggetto l'uso di tecnologie digitali e di reti di elaboratori (comma 1). Specifiche iniziative sono previste anche a carico delle regioni con riferimento alla riqualificazione dei lavoratori diversamente abili e dei lavoratori appartenenti alle altre categorie protette (comma 2), nonché alla formazione ed all'aggiornamento di operatori sociali ed insegnanti di sostegno. L'articolo 10 reca le disposizioni sanzionatorie, mentre l'articolo 11 prevede l'istituzione dell'Osservatorio per l'accesso alle tecnologie info-telematiche da parte dei cittadini diversamente abili, al quale è affidato il compito di elaborare linee guida per i soggetti erogatori, in conformità a quanto disposto dal provvedimento. L'articolo 12 reca, infine, le disposizioni di carattere finanziario.

La proposta di legge C. 3862 Lusetti reca «disposizioni per la diffusione di tecnologie informatiche finalizzate a favorire l'inserimento dei disabili nei luoghi di lavoro» e consta di 5 articoli. L'articolo 1 prevede l'istituzione del fondo nazionale per la diffusione delle tecnologie informatiche compensative, alimentato con il 10 per cento della parte di competenza statale dell'otto per mille del gettito dell'imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF). Le risorse del fondo sono ripartite per un terzo in parti uguali alle regioni e per i restanti due terzi in proporzione alle rispettive entrate regionali. Il successivo articolo 3 reca una conseguente modifica della legge istitutiva del versamento dell'otto per mille dell'IRPEF. Al riguardo, tenuto conto che la materia della ripartizione dell'otto per mille del gettito IRPEF è soggetta a previa intesa con la Chiesa Cattolica, occorrerà tenere conto, nel corso dell'esame del provvedimento, delle problematiche costituzionali connesse alle citate disposizioni, svolgendo gli opportuni approfondimenti istruttori ed acquisendo in proposito le valutazioni del Governo.

L'articolo 2 dispone l'istituzione presso il dipartimento per l'innovazione e le tecnologie della Presidenza del Consiglio dei ministri un comitato tecnico di valutazione con il compito di valutare i progetti di ricerca idonei all'ottenimento del finanziamento. L'articolo 4 modifica l'articolo 10 della legge n. 68 del 1999 e prevede benefici fiscali in materia di imposta sul valore aggiunto per le attrezzature di carattere tecnologico o informatico di cui la persona disabile necessita al fine di poter svolgere l'attività lavorativa in condizione di parità con i soggetti normodotati. L'articolo 5 reca infine la definizione del requisito di accessibilità, al quale la pubblica amministrazione, sia centrale che locale, deve attenersi.

Il ministro Lucio STANCA evidenzia l'importanza e la delicatezza del provvedimento in esame, sottolineando come il Governo intenda perseguire la diffusione delle nuove tecnologie nella società italiana ed evitare in tale ambito l'esclusione dei soggetti più deboli, tra i quali i disabili. Rileva altresì le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie per favorire sia il diritto all'accesso per quanto attiene ai servizi della pubblica amministrazione disponibili in rete, sia l'ingresso nel mondo del lavoro attraverso le cosiddette tecnologie assistive. Evidenziato come il 2003 sia stato dichiarato in ambito europeo anno del disabile, sottolinea che, se il provvedimento venisse approvato in tempi rapidi, l'Italia sarebbe tra i primi paesi in Europa e nel mondo a dotarsi di una legislazione in materia.

Giorgio PANATTONI (DS-U) ritiene che debba essere dato atto al Parlamento di ben sei iniziative legislative parlamentari sulla materia, quasi tutte precedenti a quella del Governo: sottolinea come ciò sia indicativo di una sensibilità comune dei gruppi parlamentari e del paese che potrà consentire la definizione di un provvedimento largamente condiviso avvalendosi del contributo di tutte le forze politiche. Evidenzia pertanto come, almeno in questa occasione, il Governo e l'intero Parlamento abbiano l'opportunità di perseguire un obiettivo comune nell'interesse generale del paese, segnalando peraltro i rischi di esclusione dalle nuove tecnologie che potrebbero determinarsi oltre che per i cittadini disabili, anche per quelli con redditi bassi e residenti in zone svantaggiate del paese.

Angelo SANZA (FI) esprime apprezzamento per la relazione svolta e per l'impegno assunto dal Governo sul provvedimento in esame, che il suo gruppo auspica venga approvato in tempi rapidi per offrire una significativa risposta alle attese delle categorie interessate.

Paolo ROMANI (FI), presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

 

La seduta termina alle 15.30



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