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FABIO MUSSI
indi
DEI VICEPRESIDENTI
E PUBLIO FIORI
E DEL PRESIDENTE
PIER FERDINANDO CASINI
Discussione del testo unificato dei progetti di legge: Piscitello; Bono; Jannone; Campa ed altri; Labate ed altri; Zanella; Di Teodoro; Lusetti ed altri; d'iniziativa del Governo: Accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici (232-494-2950-3486-3713-3845-3846-3862-3978) (ore 19,15).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato dei progetti di legge d'iniziativa dei deputati Piscitello; Bono; Jannone; Campa ed altri; Labate ed altri; Zanella; Di Teodoro; Lusetti ed altri; d'iniziativa del Governo: Accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici.
Avverto che la ripartizione dei tempi della discussione è pubblicata in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (vedi calendario).
(Discussione sulle linee generali - A.C. 232)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che il presidente del gruppo parlamentare dei Democratici di sinistra-l'Ulivo ne ha chiesto l'ampliamento senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare si sensi dell'articolo 83, comma 2, del regolamento.
Avverto altresì che la XI Commissione (Trasporti) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Ricciotti, ha facoltà di svolgere la sua relazione.
PAOLO RICCIOTTI, Relatore. Signor Presidente, ritengo che abbiamo svolto un ottimo lavoro, e siamo arrivati alla stesura complessiva della proposta di legge. Desidero esprimere un ringraziamento a tutta la Commissione e soprattutto al ministro per la grande attenzione mostrata su questo provvedimento. Quello al nostro esame è infatti un provvedimento innovativo che inevitabilmente cambia, dopo oltre sessant'anni, l'impatto sul problema del disabile. Abbiamo sviluppato anche un forte lavoro con tutte le associazioni di settore e ritengo che siamo arrivati a un buon lavoro di fondo.
Presidente, lascerei adesso la parola agli altri colleghi in modo da discutere e ascoltare altre opinioni al riguardo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
LUCIO STANCA, Ministro per l'innovazione e le tecnologie. Signor Presidente, onorevoli deputati, l'obiettivo di questa proposta di legge è di favorire l'accesso dei disabili agli strumenti informatici evitando che le nuove tecnologie determinino forme di emarginazione forse ancora più pericolose di quelle tradizionali, e promuovendo anzi l'uso delle medesime come fattore abilitante di superamento delle disabilità e delle esclusioni.
Lo scopo di questa proposta di legge, in applicazione del principio costituzionale di eguaglianza, è quello di abbattere le barriere virtuali che limitano l'accesso dei disabili alla cosiddetta società dell'informazione e li escludono dal mondo del lavoro, dalla partecipazione democratica, da una migliore qualità di vita. Si tratta, quindi, di garantire anche ai cittadini disabili un diritto di accesso alle risorse informatiche e ai servizi telematici, assicurando anche a loro una migliore opportunità di istruzione, di lavoro e di informazione.
All'inizio del 2002, su mia volontà, è stata istituita una prima commissione interministeriale sullo sviluppo e l'impiego delle tecnologie dell'informazione per le categorie deboli con l'obiettivo di definire un'azione coerente volta a promuovere il potenziale delle tecnologie tra le categorie più deboli, in particolare tra disabili e anziani. La commissione è composta da rappresentanti dei Ministeri della salute e del lavoro e delle politiche sociali, ed ha svolto, tra l'altro, attività quali ad esempio il prendere in esame e razionalizzare gli studi, le indagini, le iniziative già disponibili, nonché provvedere a svolgere numerose audizioni. È stato altresì attivato un sito al quale chiunque può ancora oggi segnalare osservazioni e progetti. La commissione ha pubblicato nel marzo 2003 un libro bianco: è stata la prima volta che abbiamo avuto un libro bianco, quindi una documentazione completa sulla problematica dell'accessibilità con particolare riferimento ai disabili e agli anziani.
Dal luglio 2003 è stata istituita presso il Ministero per l'innovazione e le tecnologie una nuova commissione proprio per lo sviluppo e l'impiego delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione per le categorie deboli o svantaggiate con le seguenti peculiarità rispetto alla precedente: ampliamento della composizione (vari ministeri partecipano); l'ambito di intervento, rivolto non solo ai disabili ma a tutte le categorie svantaggiate, non è limitato soltanto alle tecnologie dell'informazione ma si estende anche al mondo della comunicazione. Questa commissione è di natura permanente e, quindi, svolgerà il ruolo di osservatorio anche in merito all'applicazione di questa legge. Si è disposta anche l'istituzione di una segreteria tecnico-scientifica a cui sono state assegnate risorse umane e finanziarie al fine di avviare celermente i primi progetti.
In ordine ai principali contenuti del provvedimento in esame desidero innanzitutto esprimere apprezzamento per lo spirito di collaborazione tra maggioranza e opposizione che ha portato all'approvazione in Commissione di un testo unificato che può definirsi un buon risultato. Il progetto di legge si pone come strumento incentivante nei confronti dei privati, mentre nei confronti della pubblica amministrazione, intesa in senso molto lato, reca degli obblighi anche sorretti da efficaci sanzioni.
È previsto, infatti, che i nuovi contratti stipulati dalla pubblica amministrazione per la realizzazione di siti Internet siano colpiti da nullità qualora non rispettino i requisiti di accessibilità; in particolare, l'inosservanza delle disposizioni della legge da parte del pubblico amministratore comporta responsabilità dirigenziali e responsabilità disciplinari.
Una finalità importante del provvedimento, espressa all'articolo 5, è quella di assicurare l'accessibilità e la fruibilità degli strumenti didattici e formativi, ad esempio i testi scolastici, per gli studenti disabili, con particolare riguardo agli studenti non vedenti o ipovedenti.
La legge fissa regole generali, chiare e vincolanti, rimandando, per la sua concreta attuazione, all'emanazione di un regolamento governativo per la precisa disciplina delle situazioni giuridiche e a un decreto ministeriale che stabilisca le metodologie tecniche per l'accessibilità dei siti Internet.
Entrambi i provvedimenti rispetteranno le linee guida fissate in materia dalla normativa internazionale; il regolamento governativo, in particolare, sarà adottato sentite le associazioni dei disabili, dopo avere acquisito il parere delle Commissioni parlamentari competenti, d'intesa con la Conferenza unificata. In seguito, il decreto ministeriale fisserà il contenuto concreto degli obblighi previsti dalla legge; tale decreto sarà periodicamente aggiornato per il tempestivo recepimento delle innovazioni tecnologiche nel frattempo intervenute.
Auspico, pertanto, una rapida approvazione del provvedimento in esame, al fine di consentire al Governo di adottare i provvedimenti attuativi conseguenti entro la scadenza dell'anno europeo del disabile; peraltro, così facendo, il nostro paese può portarsi all'avanguardia a livello internazionale, perché pochi Stati al mondo, ed uno solo in Europa, hanno già approvato leggi specifiche in questa materia (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Lusetti. Ne ha facoltà.
RENZO LUSETTI. Signor Presidente, mi rivolgo ai colleghi interessati a discutere questo importante provvedimento, il quale consente l'accesso ai siti Internet e, più in generale, permette ai soggetti disabili di poter accedere ai nuovi strumenti informatici che ormai condizionano, da qualche anno, la vita del nostro paese.
Io ero già deputato di questa Camera - lei, signor Presidente, lo ricorderà - quando, ormai tanti anni fa, si svolse una grande discussione sul tema dell'abolizione delle barriere architettoniche per consentire ai disabili di avere un accesso molto più fluido alle numerose strutture edilizie del nostro paese; oggi, allo stesso modo, noi stiamo affrontando una grande battaglia politica, democratica, civile e sociale per abbattere non più le barriere architettoniche (anche se in questo campo c'è ancora molta strada da percorrere), ma le barriere che separano i cosiddetti soggetti disabili dall'utilizzo degli strumenti informatici.
Stiamo discutendo, dunque, delle disposizioni atte a favorire l'accesso a tali strumenti, e devo riconoscere che, nonostante la relazione un po' scarna del relatore (ma lo affermo in senso positivo, perché in Commissione il collega Ricciotti ha svolto una relazione più ampia), si deve dare atto non tanto e non solo al ministro, ma alla IX Commissione, che ha discusso unitariamente ben nove proposte di legge e che, grazie all'opera del relatore, del Comitato dei nove e di tutti colleghi, sia di maggioranza, sia di opposizione, ha elaborato un testo unificato.
Quest'ultimo ha subito un ulteriore miglioramento in questi ultimi giorni di lavoro in Commissione, con l'accoglimento da parte della maggioranza e del Governo di molti emendamenti predisposti dall'opposizione, i quali hanno avuto l'obiettivo di migliorare il testo adottato come testo base.
Come tutti sappiamo, il 2003 è l'anno europeo dei disabili e bene fa la Camera dei deputati a procedere rapidamente all'approvazione di questo importante e significativo testo.
È un anno particolare in cui il nostro paese deve distinguersi anche rispetto ad altri partner europei, impegnandosi a colmare una sorta di vuoto legislativo, al fine di garantire parità di accesso alle informazioni mediante l'utilizzo di idonee tecnologie informatiche.
Vorrei, quindi, esprimere nuovamente il mio apprezzamento anche per la trasversalità delle proposte di legge presentate, a testimonianza del fatto che tutte le forze politiche non possono che essere impegnate verso un unico obiettivo: ridurre il disagio e ridurre il divario esistente nei confronti di coloro che vivono forti disagi, nei confronti di coloro che vivono l'handicap con difficoltà e nei confronti di coloro che vivono in una sorta di difficoltà l'interesse debole, perché vengono limitate le potenzialità espressive e di vita sociale da parte di chi soffre o di chi ha una difficoltà maggiore rispetto agli altri.
Allora, in quest'aula, vorrei ribadire la necessità di una rapida approvazione del testo, così come licenziato dalla Commissione, caratterizzato da numerosi punti in comune proprio per le tante proposte di legge presentate (io stesso ne ho presentata una che ha visto accolti diversi emendamenti). Si tratta di una proposta di legge caratterizzata, come ho detto in precedenza, anche dai tanti emendamenti che l'opposizione ha proposto e che tutta la Commissione ha accolto.
Mi auguro, quindi, che anche i pochi emendamenti che, da quanto mi risulta, sono rimasti possano essere considerati - mi rivolgo al ministro - un ulteriore elemento di approfondimento e di miglioramento del provvedimento in discussione, anche per fare crescere in quest'aula un dibattito politico molto serio sull'accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici.
Vorrei porre l'accento sulla necessità dell'inserimento di tali soggetti nell'attività lavorativa - elemento centrale in questa nostra società - che può aiutare in maniera decisiva ad oltrepassare la cosiddetta «diversità». Proprio la tecnologia di cui tanto parliamo può fornire un contributo, affinché i soggetti disabili possano sentirsi effettivamente uguali agli altri, non solo sotto la sfera dei diritti ma anche sotto quella della partecipazione attiva alla crescita economica e sociale del sistema.
Proprio per garantire questo inserimento, abbiamo ritenuto opportuno apportare miglioramenti al testo presentando gli emendamenti che poi sono stati accolti ed abbiamo ritenuto opportuno proporne altri che mi auguro vengano tenuti in considerazione già domani mattina quando il provvedimento verrà esaminato (augurandoci che domani vi sia lo spazio per discutere ed approvare lo stesso provvedimento e che vi siano un accordo ed un consenso abbastanza ampi).
Vorrei ricordare che sono stati accolti diversi emendamenti riguardanti il ruolo delle autonomie locali. Si tratta - visto che parliamo di sussidiarietà - degli enti istituzionali e delle pubbliche amministrazioni più vicine al cittadino. Quindi, mi auguro che anche la legge finanziaria ed il cosiddetto decretone possano andare in tale direzione. Per quanto ho visto, la legge finanziaria ha già qualche problema, ma mi auguro che i due rami del Parlamento possano essere messi nelle condizioni di far crescere anche il mondo delle autonomie in termini di trasferimento di risorse. In tal modo si potrà dare un ulteriore contributo alla riduzione del divario presente nei confronti dei soggetti disabili o, comunque, dell'interesse debole che dobbiamo tutelare perché perseguiamo il bene comune come valore assoluto.
Credo che aver accolto i suddetti emendamenti possa essere un punto significativo, ma mi auguro che ciò possa trovare anche spazio nella legge finanziaria. È stato importante aver introdotto il concetto di tecnologia assistiva perché non ci si limita solo all'ambito dei prodotti hardware o software ma anche alle applicazioni e tecnologie ad hoc che nascono dalla combinazione di entrambi.
Vorrei sottolineare l'importanza di alcuni emendamenti che riguardano nel merito l'accessibilità dei siti Internet per fare in modo che non vengano definiti siti Internet di serie A e di serie B. Bisogna fare dell'accessibilità non un requisito competitivo, ma un requisito necessario, come deve essere. In particolare, mi riferisco ad un emendamento soppressivo riguardante il marchio o il logo con cui è reso manifesto il possesso del requisito dell'accessibilità che, a mio avviso, non dovrebbe esserci se vogliamo evitare la classe A e la classe B dei siti Internet.
In Commissione abbiamo audito le associazioni dei disabili maggiormente rappresentative. Mi auguro che, in sede di stesura del decreto da parte del Ministero per l'innovazione e le tecnologie, vi sia una sorta di consultazione con le associazioni di imprese che producono tali tecnologie e possono portare un contributo fondamentale nell'individuare i requisiti più idonei a definire gli standard tecnici di accessibilità comunemente usati. Questo, per non lasciare solo il ministro o il ministero e perché fra associazioni che rappresentano i disabili e associazioni che rappresentano le imprese produttrici di tecnologie vi sia una sorta di convergenza utile all'applicazione del provvedimento in esame.
In conclusione, poiché la legge sulle barriere architettoniche è stata approvata ma non è stata ancora applicata in tutti i suoi punti, mi auguro che il provvedimento in esame venga approvato molto rapidamente dalla Camera e possa essere applicato altrettanto rapidamente dal ministro, dal ministero e da tutti gli enti a ciò preposti.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, in questi ultimi anni è fortemente aumentata, a livello nazionale ed internazionale, una sensibilità, una volontà sempre più condivisa, circa la necessità di garantire una società senza esclusioni che offra pari opportunità rimuovendo, a tal fine, tutte quelle barriere sociali, ambientali, culturali, tecniche e di altro tipo che impediscono o frenano l'integrazione e la piena partecipazione alla società di tutti i cittadini.
Vorrei, in proposito, ricordare qualche dato. In base a recenti dati ISTAT riguardanti il nostro paese, la stima complessiva delle persone con disabilità ammonta a circa 2 milioni e 800 mila unità; di questi, oltre mezzo milione sono impossibilitati ad uscire di casa. Si tratta, quindi, di un numero estremamente elevato di persone che si trovano troppo spesso nella condizione di non poter beneficiare di quell'accesso all'informazione che, per il resto della popolazione, è invece scontato e questo per il solo motivo di essere affetti da disabilità fisica, sensoriale, cognitiva, o solo semplicemente perché in età molto avanzata.
La stessa Unione europea è intervenuta in diverse occasioni e con diversi strumenti per promuovere l'uguaglianza dei diritti per i disabili. Nel giugno del 2000 il Consiglio europeo straordinario ha adottato il piano nazionale e-Europe 2002: un'iniziativa tesa ad accelerare la diffusione di Internet per far sì che tutti i cittadini europei, senza alcuna discriminazione, possano collegarsi alla rete per qualsiasi aspetto della loro vita, così da usufruire e trarre vantaggio dalle opportunità offerte dalle tecnologie digitali. È in questo ambito che si colloca il provvedimento che stiamo esaminando: agevolare l'utilizzo di nuovi strumenti informatici per tutte quelle categorie di cittadini più deboli, favorendo la loro piena integrazione nella società e nei luoghi di lavoro, con il conseguente vantaggio di arricchire anche la società stessa di una componente fondamentale di persone, che siamo purtroppo e troppo spesso abituati a vedere come diversamente abili, come persone che hanno tante difficoltà, senza vedere invece le risorse che tali persone contribuiscono a garantire e i vantaggi, ripeto, che la comunità può invece trarne.
Il rischio concreto è che, proprio nel momento in cui grazie alle nuove tecnologie buona parte della comunicazione, dell'informazione e dei servizi viene trasferita in rete su Internet, una fetta consistente della popolazione viene marginalizzata rispetto a ciò: una grande opportunità che paradossalmente si traduce in una nuova ed ulteriore forma di esclusione per talune categorie di cittadini. Internet è sicuramente uno strumento importantissimo per notizie, informazioni, possibilità di comunicazione, collegamento e contatto con il mondo esterno. Affinché però le nuove tecnologie informatiche possano davvero rappresentare nuove opportunità effettive per tutti è indispensabile che i siti web siano progettati e realizzati in modo da garantire la loro fruibilità anche da parte di individui affetti da difficoltà e questo vale ancor di più per quei siti, come possono essere quelli della pubblica amministrazione, che mettono in rete informazioni di pubblica utilità. È soprattutto su questo che interviene il provvedimento che stiamo esaminando.
Parlavo di un provvedimento necessario e indispensabile, ma che presenta ancora alcuni punti che secondo noi possono essere migliorati. Per cominciare bisognerebbe dare maggiore certezza, dal punto di vista delle agevolazioni fiscali, a quei soggetti privati che volontariamente si adeguano alle norme di accessibilità, così come alle imprese che progettano e producono sussidi tecnici, telematici e informatici, volti a facilitare l'autosufficienza dei soggetti disabili. Allo stesso modo, sarebbe molto importante ampliare il numero dei soggetti, di cui all'articolo 3, tenuti a rendere accessibili i loro sistemi informatici. Tali obblighi andrebbero anche estesi a tutti quei soggetti che comunque svolgono servizi di pubblica utilità. Penso, ad esempio, alle banche di interesse nazionale, agli organismi che beneficiano di finanziamenti pubblici nazionali o dell'Unione europea, così come a tutte le agenzie e ai soggetti del settore privato, che ricevono incarichi dalla pubblica amministrazione e che devono mettere a disposizione del pubblico i dati risultanti dall'incarico.
Intendo infine ricordare che, già nella scorsa legislatura, l'allora ministro della funzione pubblica, Bassanini, aveva provveduto, con la circolare n. 3 del 2001 indirizzata a tutte le amministrazioni dello Stato, ad emanare linee guida per migliorare l'utilizzo dei siti web e l'accessibilità delle informazioni informatiche delle amministrazioni pubbliche.
Oggi, abbiamo l'opportunità di approvare una legge che - anche se speriamo ancora di poterla migliorare - rappresenta un passaggio importante in questa direzione. Costituirebbe un grande segnale di civiltà se il nostro ordinamento recepisse queste norme e le indicazioni dell'Unione europea proprio in quest'anno, il 2003, che la stessa Unione ha proclamato Anno europeo delle persone disabili (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Palmieri. Ne ha facoltà.
ANTONIO PALMIERI. Signor Presidente, signor ministro, colleghi, devo dire che, quando poco meno di un anno fa, ho cominciato a seguire il tema dell'accessibilità dei siti Internet per le persone diversamente abili, non pensavo che avrei cominciato una fase così bella e qualificante del mio lavoro parlamentare.
In questi 12 mesi, ho conosciuto tante persone generose e, soprattutto, mi sono - per così dire - destato dalla mia condizione di beata ignoranza in merito ad un tema così importante per la qualità della vita di tanti nostri concittadini e che io, che pure lavoro in Internet dal 1995, fino allo scorso novembre ignoravo.
Ho voluto svolgere questa introduzione di tipo esistenziale non solo come testimonianza personale, ma soprattutto perché ritengo sia utile a capire uno dei meriti di questo testo di legge, vale a dire quello di avere acceso i riflettori sul tema dell'accessibilità e di aver in tal modo attivato l'inizio di un cambiamento di cultura e di mentalità che speriamo si rifletta nell'intera società italiana.
Grazie a questo provvedimento si avrà la rimozione delle barriere architettoniche digitali nei siti della pubblica amministrazione e speriamo che, per contagio, ciò possa avvenire anche con riferimento ai siti Internet che non sono della pubblica amministrazione. Potremmo dire che, in questo caso, fatta la legge comincia il lavoro; non solo il lavoro di adeguamento dei siti Internet della pubblica amministrazione e di pubblica utilità, ma soprattutto il lavoro di presa di coscienza del tema - non voglio chiamarlo problema - dell'accessibilità e della necessità di garantirla a tutti cittadini con disabilità.
Assieme al collega ed amico Cesare Campa - che ringrazio per avermi introdotto in questa materia -, il 16 dicembre 2002, abbiamo presentato la proposta di legge Campa-Palmieri. L'abbiamo fatto formalmente alla Camera e contestualmente in un convegno a Venezia, organizzato dai rappresentanti italiani dell'International webmaster association e del consorzio W3C. Grazie al loro aiuto e alla loro competenza e grazie al sostegno di una veemente campagna on line, patrocinata da Key4biz e da Puntoit, in poche settimane la proposta di legge Campa-Palmieri si è imposta all'attenzione del mondo Internet e del mondo politico, catalizzando l'attenzione sul tema dell'accessibilità.
Vi è stata l'immediata e spontanea adesione di tantissimi colleghi del gruppo di Forza Italia - quasi un centinaio -, ma abbiamo sollecitato e ricevuto anche quella di tanti altri colleghi di tutti i partiti di maggioranza e di molti autorevoli esponenti dell'opposizione in quanto, fin dall'inizio, abbiamo voluto che questa fosse una legge di tutti, per tutti.
Devo ammettere che così è stato e voglio ringraziare le colleghe e i colleghi dell'opposizione per il lavoro svolto in Commissione assieme a noi e, con loro, ringrazio il relatore Paolo Ricciotti, il presidente della Commissione, Paolo Romani, e, ovviamente, il ministro Lucio Stanca.
La proposta di legge Campa-Palmieri - tale denominazione è per me, come si può comprendere, estremamente confortante e ben augurante - ha potuto godere non solo del traino dell'anno europeo delle persone con disabilità, ma anche dell'azione del Ministero per l'innovazione e le tecnologie che aveva iniziato già nel corso del 2002 ad approfondire il tema, predisponendo una commissione di lavoro interministeriale sull'uso delle tecnologie per migliorare la qualità della vita delle persone disabili.
Il proficuo lavoro svolto da questa commissione è culminato nella presentazione alla Camera da parte del ministro Stanca, il 5 marzo scorso, del libro bianco su tecnologie e disabilità. Si tratta di una tappa importante, che ha coinvolto altri quattro ministeri e il Presidente Casini, il quale con il suo autorevole sostegno ha consentito la calendarizzazione tempestiva per l'Assemblea del provvedimento in esame.
Insieme con l'azione del ministro Stanca, del Governo e del Presidente della Camera, questo impegno si è successivamente concretizzato in un disegno di legge governativo presentato nella scorsa primavera e ha inoltre messo capo, come ricordava precedentemente il ministro, alla formazione di una commissione permanente presso il Ministero per l'innovazione e le tecnologie con il compito di seguire definitivamente e, per l'appunto, permanentemente, il tema dell'accessibilità e del rapporto tra disabili e tecnologie.
Fra gli obiettivi raggiunti in tema di attenzione a rendere accessibili a tutti e in particolare ai cittadini con disabilità servizi, informazioni e conoscenza, voglio ricordare un provvedimento passato quasi inosservato: l'istituzione anche nel nostro paese delle università a distanza. Si tratta di un provvedimento nato da un emendamento alla legge finanziaria per il 2003, presentato dal sottoscritto insieme con un gruppo di colleghi «azzurri», e che ha già visto emanato il decreto attuativo congiunto del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e del Ministero per l'innovazione e le tecnologie.
In questo modo potremo moltiplicare nei prossimi anni l'offerta formativa di carattere universitario fruibile a distanza, e se ne gioveranno, ovviamente, gli studenti lavoratori, chi vive lontano dalle sedi accademiche, gli stranieri e gli italiani all'estero e coloro che a causa di disabilità hanno difficoltà a seguire le normali lezioni accademiche.
Tornando alla proposta di legge Campa-Palmieri, essa, dopo molti mesi di lavoro, non esiste più. Al suo posto c'è il testo che tra poche ore voteremo, un testo frutto del contributo di tutti coloro che ho precedentemente ricordato, un testo adeguato e attuabile, del quale mi accingo a descrivere i punti salienti.
La legge sancisce il riconoscimento di un diritto costituzionale e il suo rispetto in tutti i siti Internet della pubblica amministrazione, statali e locali, e in quelli che erogano servizi di pubblica utilità. È evidente che in un'era in cui sempre più l'e-government consentirà di erogare on line servizi e informazioni, non è possibile escludere da tali servizi una larga porzione di cittadini. Si tratta di cittadini che, grazie appunto alle tecnologie digitali, possono superare le difficoltà che incontrano nella vita di tutti i giorni.
Per quanto riguarda i privati, la legge non impone obblighi. Conformemente a quell'azione culturale e di attenzione cui ho fatto riferimento all'inizio, abbiamo scelto di sostenere l'approccio positivo indicato dall'articolo 6 e voluto in particolare del ministro, con l'attribuzione del cosiddetto «bollino blu», a richiesta delle aziende e dei privati che rendono accessibile il proprio sito.
In questo caso, convincere è meglio che costringere, e già numerose sono le aziende, grandi e piccole, produttrici di hardware e software, attente al tema dell'accessibilità, che hanno sviluppato prodotti in questo senso. Ora - questa legge può essere un ottimo punto di partenza - bisogna far capire a tutte le altre aziende - banche, assicurazioni, catene commerciali, librerie on line, e via dicendo - che ciò è buono e anche utile, e che conviene loro allargare la platea dei clienti on line, rendendo accessibili i propri siti Internet.
Altro tema importante che ha alimentato il dibattito on line e off line in questi mesi è stato quello delle sanzioni.
Il testo prevede esplicitamente due tipi di sanzioni, una di tipo disciplinare per i dirigenti pubblici e una di tipo economico per i nuovi contratti che non prevedano l'accessibilità e che vengono dichiarati nulli, mentre, per quelli già in essere, è previsto un meccanismo di adeguamento saggiamente flessibile. Ma c'è una terza sanzione non esplicita, che, a mio avviso, è forse la più forte: la sanzione politica. Questa legge è un'arma nelle mani dei cittadini con disabilità e delle loro associazioni, un'arma in forza della quale essi possono mettere sotto pressione le pubbliche amministrazioni in ogni luogo dello stivale. Credo proprio che saranno pochi gli amministratori pubblici che vorranno esporsi al pubblico rimprovero e alla conseguente perdita di immagine e di reputazione che ne ricaverebbero a causa delle pubbliche rimostranze dei cittadini disabili.
Altro tema di grande dibattito in questi mesi è stato quello degli standard tecnici dell'accessibilità. Anche in questo caso, credo che il testo della legge proponga un ottimo punto di caduta all'articolo 11. Adeguarsi, come previsto nell'articolo finale del testo di legge, alle linee guida indicate dall'Unione europea, che - come è noto - si rifà alle linee guida sull'accessibilità del consorzio W3C, significa allineare il nostro paese agli standard internazionali oggi accreditati. Anche in questo caso, credo si sia raggiunto un ottimo punto di accordo.
Signor Presidente, signor ministro, colleghi, in conclusione, questo testo di legge è un buon punto di partenza. Si tratta di un punto di partenza molto buono, utile per attivare un processo virtuoso che porti a migliorare i servizi on line della pubblica amministrazione, rendendoli accessibili a tutti. Questa è una legge buona, giusta e utile. È buona perché interviene per alleviare i disagi e per contribuire a migliorare la qualità della vita di tanti nostri concittadini. È giusta perché sancisce il rispetto di un antico ma imprescindibile diritto costituzionale e di civiltà nel nuovo contesto determinato dalle tecnologie informatiche. È utile per due motivi: per i cittadini con disabilità, che potranno nel tempo usufruire pienamente dei servizi, delle informazioni e della conoscenza che è possibile acquisire tramite i siti Internet della pubblica amministrazione, ma anche per tutti noi, perché l'accessibilità è di beneficio per tutti coloro che fruiscono di Internet. L'accessibilità, infatti, è paragonabile alla Formula 1: come le soluzioni che si sperimentano per la Ferrari poi vengono adottate dalle auto per così dire normali, allo stesso modo, le soluzioni accessibili, dapprima pensate per i cittadini con disabilità, in realtà costruiscono siti più fruibili da parte di tutti.
In definitiva, quindi, sono contento di aver potuto lavorare, in questi mesi, al presente testo di legge con il relatore, con i colleghi della maggioranza e dell'opposizione, con il ministro. Anch'io confido in una rapida e sollecita approvazione da parte della Camera e in una altrettanto rapida e sollecita approvazione da parte del Senato (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Rocchi, iscritta a parlare: s'intende che vi abbia rinunziato.
È iscritto a parlare l'onorevole Panattoni. Ne ha facoltà.
GIORGIO PANATTONI. Signor Presidente, consegnerei l'intervento scritto ma, purtroppo, non ce l'ho. Quindi, lo devo svolgere a voce.
Credo che siamo qui a trattare un argomento estremamente importante, perché investe direttamente i diritti delle persone ed entra nel cuore degli strumenti innovativi che oggi le persone hanno a disposizione. È una legge che guarda avanti. Spesso ne facciamo troppe che guardano indietro, che tendono a conservare posizioni di privilegio, che tendono a rispondere ad interessi specifici. Questa è una legge che guarda avanti, che guarda alla società dell'informazione, che rende possibile, anche per chi ha abilità minori, entrare nel cuore della modernità e del progresso della nostra civiltà.
Non sfugge che quest'anno è l'anno del disabile e, quindi, l'accoppiare questo intervento con questa scadenza è assolutamente significativo. È veramente una risposta forte a grandi bisogni. È una risposta di equità e, come tale, non è né di destra né di sinistra, ma dovrebbe essere una scelta fondamentale di un paese civile.
Dico questo perché non capita spesso, in questo clima di confronto così aspro, di affrontare argomenti che ci trovino in qualche modo schierati dalla stessa parte, al di sopra degli interessi e delle contrapposizioni che pur ci sono e che anche in questa proposta di legge si sono in qualche modo manifestate. Lo vedremo con quei pochi emendamenti che abbiamo presentato, perché secondo noi questa proposta di legge, che pure è molto cambiata nell'iter svolto in Commissione, ha ancora qualche punto sul quale si potrebbe cercare di migliorare.
Credo che poi per attuare una legge, ovviamente, non basta parlare, dire o proporre, ma bisogna poi fare. Devo dire che questo Governo su molti settori ci ha abituato a non fare, dopo aver detto, ma non credo che questo sia il caso di questo provvedimento: in ogni caso, ci vogliono le risorse. Questo è un provvedimento che interessa tutta la pubblica amministrazione, in particolare quella locale.
Siamo in un clima di forte tensione per il taglio delle risorse agli enti locali e credo che una particolare attenzione, nelle forme opportune e capendo la limitazione di risorse disponibili, affinché siano previste anche le risorse per fare questo salto di qualità, che è civile, sia opportuna da parte di tutti perché questa legge non si areni di fronte alla indisponibilità degli enti non per cattiva volontà ma per carenza di risorse o per necessità di dover far quadrare bilanci sempre più complicati e sempre più difficili. Quindi, è necessario un intervento che abbia i connotati del coraggio e della coerenza perché predisporre e introdurre un provvedimento di questo genere è veramente un salto di qualità notevole.
Per venire allo specifico di questo provvedimento, vorrei dire innanzitutto che è una proposta di legge sostanzialmente di origine parlamentare. Ha detto bene il collega Palmieri che è il frutto di tante proposte che sono nate nel dicembre del 2002, si sono sviluppate anche con una nostra proposta di legge - ma, qui non voglio sottolineare l'appartenenza, ma direi la ricchezza di contributi che ci sono stati su questo argomento - e si sono poi culminate in una proposta del Governo che è arrivata nel maggio di quest'anno. Devo dire che la proposta del Governo era piccola, flebile rispetto ai bisogni del paese, riguardava la sola amministrazione pubblica centrale e noi - tutti d'accordo, naturalmente - l'abbiamo trasformata in un provvedimento che attraversa tutto il paese. Esso riguarda la pubblica amministrazione centrale, quella periferica, gli enti locali, i comuni, le strutture pubbliche di telecomunicazione, le società che appaltano i servizi informatici e quant'altro per dire che è necessario che tutto il mondo della amministrazione pubblica, anche a seguito del nuovo del titolo V della nostra Costituzione, debba essere investito da questo processo di cambiamento e di innovazione.
La seconda questione è che noi abbiamo lavorato molto per rendere definiti e impegnativi gli obblighi dell'amministrazione pubblica. Ricordo scherzosamente di avere insistito assieme ai colleghi per sostituire, tutte le volte che c'era scritto, la parola «può» con la parola «deve», il che è un segno di impegno preciso verso questa categoria. Il Governo non «può», il Governo «deve», se ha un indirizzo politico chiaro e su questo ci siamo anche trovati d'accordo nel rendere impegnativa l'opera della pubblica amministrazione. Abbiamo anche introdotto tutta una serie di cose che questa proposta di legge per tanti motivi non aveva. Ad esempio, tutti i contratti in essere che emigrano verso le nuove specifiche. Abbiamo chiesto di escludere l'erogazione di contributi a chi non è linea con i requisiti dell'accessibilità. Se il Governo adotta un provvedimento e dice che ci vogliono certi requisiti, non può poi investire risorse pubbliche per finanziare quelli che questi requisiti non li mettono nei loro progetti, nei loro programmi e nei loro prodotti. Abbiamo previsto delle scadenze certe per il regolamento e per l'opera del Governo: 90 giorni, forse un termine un po' stretto, ma è evidente che non abbiamo tanto tempo. Del resto, una volta fatta una promessa, evidentemente, c'è una grande urgenza di realizzarla, quando questa promessa è significativa e buona.
Abbiamo tenuto conto del titolo V della Costituzione non presente nel provvedimento, quindi della Conferenza Stato-regioni, delle varie associazioni, del sistema di concertazione. È difficile elaborare questi provvedimenti in una stanza, è difficile gestirli con l'autorità centrale. Occorre un processo diffuso, perché diffusa è l'amministrazione, diffusi sono i bisogni e diverse sono le situazioni locali. È evidente che nei paesi del sud le situazioni sono molto diverse da quelle delle zone di montagna del nord o da quelle delle zone urbane molto sviluppate.
Abbiamo regolato il sistema sanzionatorio, reso obbligatorio l'aggiornamento rispetto al mondo della società dell'informazione che, come il ministro ci insegna, è caratterizzato forse dalla dinamica più rapida che esista sulla terra. Vi è, qui, la necessità di compiere un salto di qualità importantissimo, ma anche di mantenere un livello adatto di profondità degli interventi perché rispondano sempre sia all'evoluzione del mondo della tecnologia sia alle necessità di adeguamento degli standard internazionali che su questa materia stanno emergendo.
Il panorama, quindi, ci sembra positivo; è stato svolto un buon lavoro e credo che, insieme, abbiamo posto mano ad una questione che rappresenta un'offerta forte. Oggi - è una delle pochissime volte - possiamo dire al paese che siamo capaci di fare una cosa molto positiva e proponiamo di farlo. Cosa resta da fare a questo punto, e mi rivolgo direttamente al ministro?
Due sono gli interventi fondamentali ancora da compiere; abbiamo sollevato la questione (abbiamo cominciato a discuterne) e domani vedremo come si affronterà nel corso dell'esame degli emendamenti che trattano tale tematica. Ci pare importante un ulteriore sforzo di analisi, di riflessione su questi due punti che consideriamo qualificanti (sappiamo che il ministro ha già previsto l'istituzione di una commissione che lavori congiuntamente su tali temi).
La prima questione riguarda l'osservatorio che è un concetto forte. Forse questa commissione può diventare un osservatorio; è una struttura che ha tutte le competenze necessarie per effettuare un monitoraggio spicciolo rispetto alle modalità di funzionamento, ai luoghi in cui viene applicata, ai probabili problemi applicativi, alle modalità di diffusione nel paese, agli interventi da predisporre, agli interventi modificativi che è necessario compiere, in altri termini rispetto a come si sta al mondo, in un processo che ci pare relativamente complesso. Insistiamo su questo punto perché riteniamo che ciò costituirebbe una risposta forte con riferimento a quei meccanismi di concertazione di lavoro comune che, per noi, rappresentano il sale di un modo di stare insieme civile, soprattutto su temi di questa natura.
Il secondo punto che ci pare importante e necessario è l'attribuzione delle risorse agli enti locali. Il ministro ci ha detto che le risorse ci sono. È vero, forse ci sono nel totale, ma negli enti locali, soprattutto in quelli piccoli non ci sono. Pertanto, vi saranno gravi difficoltà nel mettere in piedi questi strumenti.
Non vorrei che vi fossero (uso una bruttissima espressione della quale mi scuso) disabili di seria A nei grandi centri e di serie B nei centri minori o in quelli meno attrezzati. Bisogna che questo intervento sia diffuso su tutto il territorio nazionale. Sarebbe veramente spiacevole trovare differenze di applicazione che, purtroppo, sono probabili se non aiutiamo, con risorse specifiche, le strutture più deboli a dare corso a questo grande momento di innovazione che riteniamo estremamente positivo.
Pertanto, capiamo che si tratta di un provvedimento difficilmente finanziabile di per sé. Il nostro emendamento però suona in modo diverso; chiediamo che almeno le leggi finanziarie si facciano carico di questo nostro intendimento comune e che, quindi, stanzino le risorse necessarie perché il provvedimento in esame abbia una grande e, soprattutto rapida possibilità di successo applicativo in tutte le zone del paese.
Concludo tornando al punto fondamentale: vediamo di fare, adesso e insieme, perché mi sembra questo il punto fondamentale. Non c'è un padrone che ordina, qualcuno che esegue e qualcun altro che riceve. Vi è un sistema che deve attivarsi, un sistema di interazione complessa tra le associazioni, gli enti locali, l'amministrazione pubblica e il Ministero per l'innovazione e le tecnologie per mettere a punto quegli strumenti applicativi che la legge individua in un regolamento e in un apparato di istruzione tecnica, un decreto, che il ministro e le sue strutture predisporranno per dare applicazione concreta a tali dettami.
Questi sono due punti fondamentali sui quali occorre concentrare la nostra attenzione perché, se non adotteremo decreti attuativi e regolamenti congrui, compiremo un'operazione quanto mai negativa. Spero e mi auguro che questo non succeda perché l'importanza dell'argomento è talmente forte e stimolante che credo imporrà a tutti un livello di vigilanza adeguato, ma anche una speranza di successo - mi auguro in termini molto rapidi -, ringraziando i colleghi ed il ministro per aver messo a punto un provvedimento così importante.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
(Repliche del relatore e del Governo - A.C. 232)
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Ricciotti.
PAOLO RICCIOTTI, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei brevemente constatare quanto quello che ho detto in precedenza si sia verificato successivamente. L'intervento del ministro ha chiarito lo spirito e la filosofia della legge. Sia la maggioranza, con un oratore come l'onorevole Palmieri, sia l'onorevole Panattoni, insieme ai colleghi Lusetti e Zanella, hanno dimostrato che su aspetti importanti è possibile trovare un percorso comune. Sull'argomento erano chiaramente state presentate molte proposte di legge, sia nel corso della precedente legislatura sia nell'attuale. Tuttavia l'attenzione, da un lato, della Commissione e, dall'altro, da parte governativa che si è riscontrata, ha condotto celermente a risultati, secondo tutti i componenti intervenuti, significativi. La ringrazio e rimando alla giornata di domani il seguito dell'esame del provvedimento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
LUCIO STANCA, Ministro per l'innovazione e le tecnologie. Signor Presidente, rinuncio alla replica.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.