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Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione

 


 

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Il Rapporto:
3. Il tema dell'accessibilità in Italia

L'Italia è stata tra i Paesi più pronti e sensibili nell'affrontare per tempo questo argomento.

Già alla fine degli anni novanta l'AIPA (oggi CNIPA) aveva cominciato a interessarsi del tema dell'accessibilità alle tecnologie informatiche da parte delle categorie più svantaggiate; in particolare aveva avviato apposite ricerche lungo due direttrici.

La prima era finalizzata a definire regole idonee ad assicurare l'interoperabilità dei sistemi informativi delle pubbliche amministrazioni e soluzioni aperte alle proposte di tecnologie innovative formulate dal mercato.

La seconda mirava a individuare gli interventi normativi e tecnologici necessari a evitare discriminazioni nella prestazione di servizi della Pubblica Amministrazione, soprattutto quando forniti attraverso la rete.

Il primo intervento ufficiale verso l'esterno fu costituito da una circolare diretta alla Pubblica Amministrazione, nella quale venivano precisati alcuni principi basilari sull'argomento. In particolare si focalizzavano i seguenti aspetti:

  • l'attenzione, in termini di accessibilità ai siti della P.A., nei riguardi di tutte le tipologie di disabilità, sia fisiche sia cognitive;
  • l'importanza dell'intera architettura del sito e non della sola interfaccia web;
  • l'accessibilità come indice di qualità sin dalla progettazione complessiva del sito;
  • l'opportunità di osservare, nella realizzazione di un sito, gli orientamenti espressi dal WAI attraverso le WCAG 1.0 (Web Content Accessibility Guidelines) del consorzio W3C [nota 4 ].

Va evidenziato che l'approfondimento effettuato dall'AIPA sul tema dell'accessibilità consentì di validare sul campo un metodo di lavoro assolutamente imprescindibile in un contesto del genere: quello del coinvolgimento diretto, nell'analisi dei problemi e delle possibili soluzioni tecnologiche, dei rappresentanti dei più importanti operatori del settore, come costruttori e produttori, organizzazioni di volontariato, ricercatori e specialisti e, soprattutto, associazioni di portatori di disabilità. È stato così possibile tenere conto di aspetti altrimenti sottovalutati o, comunque, difficili da individuare senza il contributo apportato dalla sensibilità e dall'esperienza diretta dei singoli interessati.

L'innalzamento a livello governativo della responsabilità di sviluppo dell'informatica pubblica, avvenuto nel 2001, attraverso la designazione di un Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie, ha contribuito in modo decisivo a rafforzare l'attenzione per il tema dell'accessibilità alle nuove tecnologie da parte delle categorie più deboli.

Questo nuovo inquadramento ha portato all'istituzione, nel maggio del 2002, di concerto tra il ricordato Ministro e quelli, rispettivamente, della Salute e del Lavoro e delle politiche sociali, della prima Commissione interministeriale sul tema dell'accessibilità. Il risultato più immediato dell'attività di questa Commissione è stato rappresentato dal Libro Bianco sulle "Tecnologie per la disabilità: una società senza esclusi", che ha avuto il merito non solo di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'argomento, ma anche di individuare i successivi possibili obiettivi da proporre all'attenzione delle responsabilità politiche.

Il primo di questi traguardi è rappresentato da una società basata sulle tecnologie dell'informazione aperta a tutti, da conseguire mediante l'individuazione delle aree per le quali maggiore è il rischio di incorrere nel divario digitale.

Il secondo obiettivo è costituito dall'accesso alle comunicazioni elettroniche, in modo da consentire agli utenti disabili di interagire direttamente con il settore pubblico e avere così maggiori opportunità di integrazione.

Il terzo si identifica nella partecipazione e nell'inclusione delle categorie più deboli nei lavori più qualificati cui può dare vita una società basata sulle tecnologie: ci si riferisce, in particolare, anche al telelavoro che appare la strada maestra per integrare attivamente i disabili nella società.

Il quarto obiettivo prevede la promozione di un "design" universale, nella prospettiva, ancorché di lungo periodo, che l'accessibilità sia presa in considerazione sin dalla fase iniziale di sviluppo dei prodotti informatici.

L'attività della Commissione, che recepì e fece proprie le relazioni e le proposte messe a punto dal gruppo di lavoro AIPA, pose le premesse per l'avvio del fondamentale disegno di legge sull'accessibilità, poi approvato all'unanimità dal Parlamento: si tratta di un argomento ripreso più avanti, vista la sua assoluta rilevanza per la materia in esame.

 

 

Nota 4: Uno dei domini d'interesse in cui sono impegnati i gruppi di lavoro del W3C (World Wide Web Consortium) è il cosiddetto WAI (Web Accessibility Initiative), mirato alla promozione di un elevato grado di usabilità del Web da parte di persone disabili, mediante la divulgazione di tecnologie, linee guida, strumenti, corsi, ricerche e sviluppi in tale direzione.

I principi generali su cui si basano le linee guida possono essere riassumersi in:

  • assicurare una trasformazione elegante delle pagine Web in modo tale che rimangano accessibili indipendentemente dalle limitazioni di disabilità fisiche, sensoriali e di apprendimento, causate dal lavoro e/o da barriere tecnologiche;
  • rendere il contenuto comprensibile e navigabile mediante l'adozione di un linguaggio chiaro e semplice, fornendo meccanismi facilmente comprensibili per la navigazione all'interno della stessa pagina e tra pagine diverse [torna].


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