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Tra le problematiche che la Commissione ICT disabili si trova ad affrontare ve ne sono alcune che, per la pervasività e la rapidità evolutiva della tecnologia, creano in breve tempo nuovi e imprevisti rischi di emarginazione. Spesso le soluzioni ed i rimedi sono difficili da definire ed ancor più difficili da applicare, soprattutto quando gli attori ed i fattori in gioco sono numerosi, internazionali ed espressione di interessi poco conciliabili.
Vengono trattate nel seguito alcune di queste nuove tematiche sulle quali la Commissione dovrà intervenire tempestivamente per riaffermare i principi della non discriminazione e per contrastare il sorgere di ulteriori barriere digitali.
L’accessibilità dei servizi di formazione offerti attraverso le reti non presenta problemi tecnici sostanzialmente diversi da quella che caratterizza gli altri servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione e regolamentata dalla legge Stanca. Sono però così importanti e peculiari le implicazioni sociali dell’e-learning da suggerire per questo segmento applicativo una particolare attenzione, che ha trovato negli ultimi tempi ampio risalto sulla stampa specializzata.
La formazione a distanza non è affatto un concetto nuovo. Già nei secoli passati i docenti tenevano corsi tramite l’invio di materiale stampato per corrispondenza e, più recentemente, l’avvento della televisione ha visto il fiorire di trasmissioni di taglio educativo.
Oggi la crescente diffusione dei Personal Computer e dei collegamenti di rete nelle case, negli uffici e nelle scuole ha reso le tecnologie informatiche (posta elettronica, web, CD-ROM) il mezzo di elezione per l’insegnamento a distanza.
E’ nato così il “Computer Based Teaching” (CBT), che si può definire come l’insegnamento basato sull’utilizzo di Personal Computer; successivamente l’evoluzione delle tecnologie Internet ha poi aperto le porte al “Web Based Teaching” (WBT), ovvero alla distribuzione di contenuti formativi anche attraverso il Web.
Non basta però che la fruizione del materiale didattico avvenga tramite tecnologie informatiche locali o remote per poter parlare di e-learning.
L’e-learning infatti rappresenta un’evoluzione ulteriore del concetto di formazione a distanza: esso è un insieme di piattaforma tecnologica, di contenuti e di strumenti di sostegno all’apprendimento che possono essere calati anche in un contesto misto in cui le nuove tecniche sono affiancate da metodologie di insegnamento tradizionali.
I vantaggi offerti dall’e-learning nel campo della formazione scolastica, aziendale e personale sono innumerevoli.
La fruizione dei contenuti didattici non è vincolata a tempi e a luoghi, essendo sempre disponibile e raggiungibile da un grande pubblico, comunque distribuito sul territorio; offre la possibilità di adattarsi ai diversi stili di apprendimento degli utenti, fornendo canali di comunicazione diversificati (del tipo visivo, auditivo, testuale); tiene conto dei progressi e della velocità di apprendimento del singolo, che può procedere velocemente e saltare le cose che già conosce, oppure ripeterle indefinitamente, senza impattare con questo sul ritmo dei compagni di studio.
A ciò si aggiunge la possibilità, tramite strumenti di comunicazione come forum, chat, e-mail e teleconferenza, di condividere opinioni, dubbi, risultati, ripristinando quindi quel minimo di interazione umana che è un ingrediente vitale del processo di apprendimento.
E’ naturale quindi che l’e-learning si configuri come uno strumento educativo congeniale non solo per chi, potendo scegliere, predilige questa forma di insegnamento flessibile e interattiva, ma anche per coloro che, appartenendo ad una categoria svantaggiata, ne trarrebbero i maggiori benefici.
Nonostante le opportunità di formazione per questi ultimi siano in continua crescita, sono ancora pochi quelli che, pur disponendo sia di motivazione sia di capacità intellettive, si avvalgono delle suddette tecniche per accedere a livelli superiori di educazione scolastica o di qualificazione professionale.
Eppure l’e-learning non solo faciliterebbe l’inserimento di studenti disabili in un contesto di classe virtuale ma consentirebbe anche la realizzazione professionale di docenti con disabilità congenite o acquisite che non potrebbero altrimenti svolgere le loro attività in strutture scolastiche tradizionali.
Trovarsi in un ambiente familiare dotato di tecnologie assistive configurate in base alle proprie esigenze, poter disporre degli strumenti didattici offerti con flessibilità e contemporaneamente sentirsi parte di un contesto esteso e collaborativo, contribuirebbe senza dubbio a ottenere il massimo dal processo formativo.
Purtroppo le piattaforme di distribuzione e i contenuti di e-learning non sempre sono realizzati tenendo conto delle esigenze di tutti i potenziali utenti e questo può in alcuni casi erigere barriere tecnologiche che ne impediscono concretamente la fruizione.
Un esempio di questo inconveniente è rappresentato dalla più comune piattaforma di discussioni di gruppo on line, la cosiddetta “chat”, che può divenire un ostacolo per alcune tipologie di disabili. Per partecipare attivamente a tali discussioni occorre infatti esprimere i propri pensieri senza eccessivi ritardi e un utente con scarsa dimestichezza informatica, con deficit linguistici o che utilizzi tecnologie assistive, potrebbe non riuscire a leggere o a digitare i testi con sufficiente prontezza; un utente dislessico potrebbe altresì essere intimidito dall’idea di dover rappresentare i propri pensieri in forma scritta. In casi come questi si potrebbe pensare di affiancare al mezzo di comunicazione sincrono un canale asincrono, come una bacheca on line, per consentire un accesso più agevole alla discussione.
Più che lo specifico esempio ed il corrispondente rimedio, è importante sottolineare come le disabilità visive, uditive, motorie, linguistiche e dell’apprendimento possano condizionare in misura significativa la partecipazione di potenziali discenti e docenti a un corso di formazione a distanza. Si aggiunga che pianificare la realizzazione di materiale didattico tenendo conto dell’accessibilità in fase di sviluppo è senza dubbio più semplice che implementare strategie di accomodamento solo nel momento in cui un utente disabile ne richieda la partecipazione.
Proprio in quest’ottica l’IMS Global Learning Consortium, un insieme di organizzazioni unite dall’intento di sviluppare specifiche per le tecnologie della formazione, ha rilasciato nel giugno 2002 la versione 1.0 delle “Linee guida IMS per lo sviluppo di applicazioni accessibili per la formazione” [nota 18].
In tale documento sono raccolte una serie di raccomandazioni e di risorse per la realizzazione di applicazioni di e-learning accessibili. Il testo parte con un’analisi delle varie disabilità e delle tecnologie assistive, enuncia alcuni principi fondamentali di progettazione accessibile e prende in esame i mezzi di presentazione dei contenuti e gli strumenti di supporto all’apprendimento più comuni. In particolare vengono valutati i pro e i contro degli strumenti per la collaborazione e la discussione online sincroni e asincroni, degli ambienti interattivi e degli strumenti di verifica dei progressi. Un’ampia sezione è dedicata infine alle metodologie per rendere accessibili contenuti non solo testuali tra cui la matematica, la geografia, le scienze, la musica e le lingue.
Realizzare strumenti e contenuti di e-learning che favoriscano anche l’inclusione delle categorie deboli o svantaggiate è relativamente semplice: basta rispettare alcune buone prassi di programmazione per garantire che un corso sia accessibile a un ampio ventaglio di utenti disabili. Ma la cosa più importante da sottolineare è che la progettazione per tutti (“Design for all”) produce, pure nel caso dell’e-learning, benefici concreti anche per utenti che non sono disabili o che sono condizionati da temporanee limitazioni tecniche o fisiche.
A tal proposito, la Segreteria tecnico-scientifica della Commissione interministeriale permanente ICT disabili ha recentemente insediato un gruppo di lavoro col compito di analizzare lo stato dell’arte dell’e-learning e dei suoi standard alla luce dei requisiti di accessibilità della legge Stanca.
Sarà infatti opportuno dedicare una particolare attenzione agli standard attualmente più diffusi, tra i quali “SCORM 2004” [nota 19], visto che molti di questi sono nati in contesti non normalizzati e in epoca precedente alle direttive emanate in ambito europeo e nazionale.
Nota 18: La traduzione italiana è disponibile all’indirizzo www.robertoscano.info/files/salt/guidelines[torna].
Nota 19: SCORM è acronimo di Sharable Content Object Reference Model ed è una raccolta di standard e specifiche affermata ormai a livello internazionale; essa mira a rendere omogenea e ridistribuibile la produzione di contenuti e-learning. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito in lingua inglese www.adlnet.org/scorm/ [torna].