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Il Rapporto:
5. Tematiche emergenti

5.2 DISPLAY DIGITALI

Le apparecchiature domestiche e di ufficio fanno ormai sistematicamente uso di display digitali che non solo informano l’utente sulle proprie condizioni di funzionamento ma, attraverso l’uso di numerosi ed articolati menu, lo guidano nella variegata gamma di opzioni disponibili. Spesso queste macchine accettano i comandi attraverso tecniche “touch screen”: gli ultimi modelli di distributori automatici e di fotocopiatrici ne costituiscono un tipico esempio.
Questa applicazione della tecnologia crea però seri problemi ai disabili della vista ed addirittura vi sono situazioni in cui ne mettono a rischio il posto di lavoro. E’ il caso dei fisioterapisti non vedenti che, col rinnovo delle apparecchiature elettromedicali già installate, si trovano improvvisamente di fronte ad una strumentazione per loro inaccessibile, visto che né i progettisti né i produttori delle suddette macchine hanno tenuto conto delle loro esigenze.

Occorre prevedere che, o in fase di omologazione o in fase di esperimento della gara d’acquisto (si tratta di apparecchiature molto usate presso strutture pubbliche), possa essere richiesta alla ditta fornitrice una interfaccia adeguata alle necessità del lavoratore disabile coinvolto. Nel caso specifico la soluzione potrebbe, ad esempio, ispirarsi a forme di vocalizzazione del display o alle esperienze già acquisite da aziende specializzate in domotica nel caso di ambienti destinati a committenti non vedenti.

Più in generale, soprattutto quando i pulsanti controllano più funzioni selezionabili attraverso alternative proposte su display, è necessaria una chiara percezione del messaggio per non complicare ulteriormente operazioni già abbastanza impegnative per chiunque.

La leggibilità di uno schermo dipende molto dalla tecnologia con cui lo stesso è realizzato (con o senza retroilluminazione, a colori o meno, con pochi o molti pixel per centimetro quadrato…) ma anche dall’attenzione dedicata al problema fin dalla fase di progetto. Ad esempio, nel caso in cui non sia possibile raggiungere livelli ottimali di leggibilità, può essere utile la preventiva memorizzazione delle principali sequenze abitualmente usate dall’utente, con possibilità di attivarle nella loro completezza premendo un solo tasto: si pensi alle lavatrici domestiche, che gran parte degli utenti usa regolarmente solo attraverso due o tre programmi sui moltissimi disponibili.


5.3 TELECOMANDI E TELEFONINI PORTATILI

Questi strumenti di uso quotidiano e generalizzato presentano spesso, a causa dei pulsanti, problemi di fruibilità per diverse categorie deboli (anziani, disabili della vista, persone con controllo poco fine della mobilità manuale..).
I pulsanti sono tra i dispositivi di comando più facili da usare, essendo attivabili con una semplice pressione, ma l’utente deve sapere dove sono, cosa consentono di fare, se sono già attivati o meno.
Purtroppo non sempre sono facili da individuare. Spesso infatti i pulsanti sono troppo piccoli, dello stesso materiale della scocca o disposti in modo decorativo, quasi a volerli mimetizzare il più possibile, esaltando l’aspetto estetico a discapito di quello funzionale. Un utilizzo agevole richiede invece tasti leggermente rialzati e di dimensioni adeguate a quelle delle dita.

Non è sempre facile capire la funzione di un tasto. A volte è un problema di linguaggio originato da icone e simboli poco comprensibili o da terminologie straniere; più frequentemente è questione di leggibilità. La tendenza al mimetismo, più che una ragione economica, privilegia simboli e parole incavati nel tasto con conseguente eliminazione dei contrasti. I disabili della vista possono superare i problemi di individuazione visiva dei pulsanti grazie al tatto purché questi siano riconoscibili per forma o posizionamento: è un problema che si presenta a chiunque tenti di usare dei tasti in mancanza di luce. Analogo disagio prova il normodotato che, trovandosi ad usare il telecomando od il telefonino altrui, è costretto a procedere per tentativi. Ci si rende conto in simili circostanze di quanto sia importante che i tasti siano raggruppati secondo una logica di funzione e comunque secondo regole standard, condivise e note a tutti. Ogni raggruppamento per forma e colore non strettamente legato ad una differenziazione semantica diventa solo un elemento di confusione per l’utente.

Un altro accorgimento volto a migliorare l’usabilità consiste nel distanziare, anche di poco, gli elementi con funzioni diverse o nel ravvicinare quelli correlati: in tal modo viene agevolato l’orientamento sulla tastiera e anche la riconoscibilità dei singoli pulsanti. Altrettanto importante è che il tasto centrale, corrispondente al numero 5, sia contrassegnato da un piccolo punto in rilievo in modo da consentire la ricostruzione, col solo tatto, dell’intera tastiera. Questo riferimento, peraltro previsto dalle norme internazionali, è però spesso reso inefficace dal design di molti degli apparecchi in commercio perché posto in modo tale da risultare, anche se presente, praticamente impercettibile.

Ma non basta che i tasti siano ben individuabili per forma o posizione. La spaziatura tra i pulsanti deve essere appropriata altrimenti può capitare di premere accidentalmente più tasti insieme. Questo aspetto ha assunto particolare rilievo con la miniaturizzazione dei cellulari che, abbinata all’uso di forme e colori sempre più bizzarri, ha esaltato la “personalizzazione” dello strumento a tutto discapito della standardizzazione.
Problematiche simili sono state già affrontate da aziende specializzate in domotica nel caso di committenti non vedenti.

 

 



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