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Allegati:
Allegato 2
Elementi di informazione sulla disabilità tratti dai rapporti Istat

In base alle stime ottenute dall’indagine sulla salute e il ricorso ai servizi sanitari, emerge che in Italia le persone con disabilità sono 2.615.000, pari al 5% circa della popolazione di età superiore a 6 anni che vive in famiglia [nota 25].
La stima si basa su un criterio molto restrittivo di disabilità, quello secondo cui vengono considerate persone con disabilità unicamente quelle che, nel corso dell'intervista, hanno riferito una totale mancanza di autonomia per almeno una funzione essenziale della vita quotidiana. Se si considera una definizione più ampia, riferita alle persone che abbiano manifestato una apprezzabile difficoltà nello svolgimento di una o più di queste funzioni, la stima sale a 6.980.000 individui, pari al 13% della popolazione sopra detta, un dato in linea con quello rilevato nei principali paesi industrializzati.

Il numero di persone disabili in età da lavoro, cioè nella classe d’età compresa fra i 15 e i 64 anni, ammonterebbe a 584.000 unità, delle quali oltre il 55% donne. In accordo ai risultati della Rilevazione trimestrale sulle forze di lavoro [nota 26], 577.000 sarebbero coloro che denunciano una qualche riduzione continuativa nell’autonomia della vita quotidiana, in concomitanza con un problema di salute o un handicap, che dura da più di sei mesi o che essi pensano possa durare per più di sei mesi. Il 37,6% di queste persone apparterrebbe alla classe d’età fra i 15 e i 44 anni, mentre il restante 62,4 alla classe 45-64. Accanto a questo gruppo, comparirebbero ben 1.951.000 persone che, pur denunciando un problema di salute o un handicap, che dura da più di sei mesi o che pensano possa durare per più di sei mesi, non sperimentano difficoltà oppure solo difficoltà saltuarie nelle attività di tutti i giorni. In questo secondo caso, il 31,9% di essi apparterrebbe alla classe 15-44 ed il restante 68,1% a quella 45-64.
Il tasso di disabilità si distribuisce in maniera molto differente fra le varie aree della Penisola ed oscilla da un massimo del 68,9 per mille in Sicilia ad un minimo del 35,5 nella Provincia Autonoma di Bolzano.

L'ultimo studio Istat fa il punto sull'integrazione sociale e lavorativa: ne risulta una fotografia molto interessante sui temi della partecipazione sociale, dell'istruzione e della presenza di barriere architettoniche.
Solo il 26,5 per cento degli intervistati risulta occupato e oltre la metà non ha usufruito di alcun tipo di intrattenimento nei 12 mesi precedenti l'indagine. La metà delle persone con disabilità lamenta risorse economiche scarse o insufficienti, il 91,5% di esse vive in famiglia e poco più di un terzo intrattiene relazioni assidue con amici o parenti non conviventi.

Sono alcuni dei dati emersi dall’indagine sull’integrazione sociale delle persone disabili condotta dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) nel corso del 2004 e pubblicata il 4 luglio 2005. Realizzato nell’ambito del progetto ‘Sistema di informazione statistica sulla disabilità’, lo studio ha coinvolto un campione di 1.632 persone tra i 4 e i 67 anni, rappresentativo di una popolazione di 1 milione 641 mila individui nella stessa fascia d’età.

Relazioni familiari e amicali, istruzione, lavoro, tempo libero, partecipazione sociale, barriere architettoniche: queste le macro aree sulle quali si è maggiormente concentrata l’analisi, dalla quale emerge un quadro relativamente positivo, seppure con diverse criticità. Il 9% delle persone disabili, ad esempio, vive senza il potenziale supporto di conviventi senza disabilità, mentre si osserva una tendenza a rimanere nella famiglia di origine più spesso di quanto generalmente accada (resta in casa con i genitori il 26,9% delle persone disabili con età compresa tra i 35 e i 49 anni, percentuale che scende al 7,3% rispetto al complesso della popolazione della stessa fascia d’età). Poco più di un terzo delle persone disabili, inoltre, intrattiene relazioni assidue con persone non conviventi, mentre il 16,6% ha contatti poco frequenti. Una situazione di maggior svantaggio relazionale si osserva tra le persone con disabilità più grave, mentre circa il 13% delle persone intervistate riferisce di aver avuto bisogno - nei tre mesi precedenti la rilevazione - di aiuti di cui non ha usufruito (in oltre la metà dei casi ciò è accaduto per problemi di carattere economico, nel 18,3 % per mancanza di strutture).

Passando dal tema dell’integrazione sociale a quello dell’integrazione scolastica, i dati confermano la tendenza ad inserire i ragazzi con disabilità in scuole normali: il 92,8% delle persone con disabilità che frequentano corsi scolastici non è infatti inserito in classi speciali, mentre il 18% degli gli studenti con disabilità di tipo motorio o visivo frequenta una scuola con barriere che possono rendere difficile o addirittura impossibile l’accesso. Il 32,7% degli iscritti usufruisce infine di un insegnante di sostegno.

Segnali relativamente positivi, poi, in tema di inserimento lavorativo. Tra le persone con disabilità, il 26,5% è occupato in organizzazioni private (56,1%) o pubbliche (il 36,6 %), ma solo l’82,3 % degli occupati dichiara di avere un contratto a tempo indeterminato, a fronte dell’87% che si registra invece nel complesso della popolazione della stessa fascia d’età. Scoraggianti i dati relativi ad altri aspetti: se il 14,6% del campione intervistato dichiara di essere stato vittima di discriminazioni sul lavoro, solo il 27,7% si dichiara soddisfatto per il suo guadagno.

Significativi, poi, i dati relativi all’impiego del tempo libero da parte delle persone con disabilità: se è vero infatti che il rapporto con i mezzi di comunicazione e l’abitudine alla lettura non si discostano molto da quanto si osserva per il totale della popolazione, è altrettanto certo che l’utilizzo del computer, la fruizione di alcuni tipi di spettacoli e la pratica di sport risultano decisamente meno diffusi. La fruizione di intrattenimenti, in particolare, diminuisce al crescere dell’età ed è ulteriormente inferiore al Sud e tra le persone con titolo di studio più basso. Oltre la metà delle persone intervistate (50,6%) dichiara infine di non aver fruito di nessun tipo di intrattenimento nei 12 mesi precedenti la rilevazione. Una percentuale che raggiunge il 58,8% tra le persone con disabilità più grave.

Resta un problema, infine, la presenza di barriere architettoniche: oltre i due terzi delle persone intervistate hanno evidenziato come non siano ancora stati installati dei dispositivi per il superamento dei gradini di accesso alla loro abitazione.

 

Nota 25: ISTAT, Le condizioni di salute della popolazione. Indagine Multiscopo sulle famiglie “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari”. Anni 1999-2000, ISTAT, Roma, 2001. [torna]

Nota 26: ISTAT, Rilevazione trimestrale sulle forze di lavoro, ISTAT, Roma, 2002. Nell'Indagine sono stati definiti diversi livelli di riduzione di autonomia. Le persone che hanno un problema di salute con riduzione di autonomia continuativa sono coloro che hanno un problema di salute o un handicap, che dura da più di sei mesi o che pensano possa durare per più di sei mesi, che crea difficoltà in modo continuativo al punto di chiedere l'aiuto di altre persone. Le persone che hanno un problema di salute senza riduzione o con riduzione di autonomia saltuaria sono coloro che invece che pur avendo un problema di salute o un handicap, che dura da più di sei mesi o che pensano possa durare per più di sei mesi, non hanno difficoltà oppure hanno difficoltà in modo saltuario nelle attività di tutti i giorni. Il terzo gruppo è composto da coloro che non hanno alcun problema di salute o un handicap.[torna]

 



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